Cure Cancer

Nuovi Orizzonti di Ricerca

Per quanto possa sembrare banale e di relativa utilità per chi è già coinvolto in una malattia tumorale la migliore cura che si possa immaginare al momento è una vita sana: non fumare, non bere alcool, muoversi e mangiar sano.

Meno ovvio di quanto possa suonare anche perché la morte per cancro è fondamentalmente legata all’invecchiamento della popolazione come mostra la tabella sottostante con i dati sulle cause di morte negli USA distribuiti secondo l’età delle persone (molti dei dati utilizzati in questo sito si riferiscono agli USA perché purtroppo non esistono molti dati pubblici nel nostro paese e comunque i dati americani rappresentano una buona approssimazione degli analoghi dati italiani).

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I nuovi sviluppi in campo medico e soprattutto nel settore oncologico sono un argomento di analisi particolarmente impervio e scivoloso per via dell’impatto emotivo che la parola tumore o cancro evoca sul pubblico. TV, giornali e notizie sul web affrontano le notizie di nuove cure o farmaci per la cura del cancro con toni sensazionalistici al solo scopo di generare attenzione con la conseguente esagerazione della notizia al di là della reale portata e impatto della nuova miracolosa cura disponibile in tempi brevi per gli ammalati.

Quando si valuta una notizia di un potenziale nuovo farmaco o una nuova cura è buona norma verificare in quale fase del ciclo di vita del prodotto è posizionata la notizia. Questo è importante per due ragioni:

  1. il tempo medio di sviluppo e lancio di un nuovo farmaco varia tra i 10 e i 12 anni
  2. il tasso di fallimento di potenziali nuovi farmaci in fase sperimentale è molto alto.

Quindi quando si si viene a conoscenza della notizia di un nuovo farmaco ci si deve chiedere: lo studio è ancora a livello di laboratorio? È stata avviata una sperimentazione clinica approvata? E se si, in quale fase è? Ci sono dati pubblici sulla sperimentazione? Se si volesse avere una informazione accurata su tempi e  performance delle sperimentazioni cliniche per il tumore del pancreas si può leggere il seguente articolo: “Evaluation of Pancreatic Cancer Clinical Trials and Benchmarks for Clinically Meaningful Future Trials. A Systematic Review“, http://bit.ly/1PfAEpm. Un dato su cui riflettere: il numero di sperimentazioni cliniche riescono a passare dalla Fase 2 alla Fase 3 è bassissimo! Quindi prestare molta attenzione a non crearsi aspettative a breve termine a fronte di annunci in cui non è partita neanche la Fase 1 della sperimentazione.

A completamento di queste informazioni si sottolinea che nel campo dei nuovi farmaci in questi ultimi anni si è concretizzato il concetto di Eroom’s Law, http://read.bi/1Xzvhd2 nato dall’osservazione statistica che a partire dal  1980  il processo di scoperta e lancio sul mercato di nuovi farmaci è via via diventato più lungo. Il nome Eroom deriva dalla  lettura al contrario della parola Moore, cognome dello scienziato americano che negli anni ’80 aveva previsto che la potenza di calcolo dei computer sarebbe raddoppiata ogni 18 mesi, Moore’s Law. Quindi mentre nel campo digitale la potenza di calcolo si raddoppia ogni 18 mesi in settore medico dell’introduzione di nuovi farmaci si assiste ad un fenomeno con tendenza contraria.

Nel campo della ricerca del cancro il presidente americano Obama ha lanciato nel Marzo del 2016 una grande campagna chiamata A Moonshoot to Cure Cancer, http://bit.ly/1WG4ZVJ. L’obiettivo è ambizioso:  ottenere in 5 anni anni quello che al passo attuale di avanzamento nella cura del cancro si otterrebbe in 10 anni. In altre parole dimezzare i tempi di ricerca in campo farmaceutico. Il piano per arrivare a questo obiettivo si basa sui seguenti due punti:

  1. aumentare le risorse – pubbliche e private – per combattere il cancro
  2. abbattere le barriere di silos di dati, ricerche e informazioni sparse nei vari laboratori privati e pubblici per mettere a fattore comune tutte le conoscenze e i dati disponibili per combattere il cancro.

 

Sharing

 

Il percorso verso questo obiettivo si deve confrontare con alcuni dubbi legittimi, la complessità delle tematiche in gioco, i soldi messi a disposizione (1 Miliardo di $ rispetto ai 200 Miliardi di $ del programma Apollo per lo sbarco sulla Luna) e con alcuni ostacoli artificiosi, vedasi il contenuto di un editoriale: Data Sharing, http://bit.ly/1reMD06, pubblicato sulla prestigiosa rivista The New England Journal of Medicine. La preoccupazione principale da parte dei medici autori dell’editoriale è che qualcuno non coinvolto direttamente nella progettazione e raccolta dati di uno studio clinico possa analizzare i dati generati senza capire le scelte fatte nella definizione dei parametri dello studio e quindi, sempre secondo gli autori, possa arrivare a conclusioni errate. Nell’articolo in questione gli autori utilizzano per questi ricercatori l’espressione research parasites, parassiti della ricerca. Nessuna menzione però della circostanza che in alcuni casi queste ricerche fatte da research parasites  possano portare a conclusioni rilevanti o che molti studi medici abbiano un grossissimo problema di riproducibilità. Dalla discussione scatenata da questo editoriale le categorie professionali obiettivo principale delle critiche sembrano essere quella dei bioinformatici e biostatistici. Dispiace constatare che la poco edificante pratica di guardare solo agli interessi del proprio orto sia un’epidemia diffusa a livello globale e di non esclusiva pertinenza della classe medica italiana.

Bisogna però essere consapevoli che fuori dagli ambienti tradizionali della ricerca medica si stanno sviluppando tutta una serie di iniziative, fondamentalmente private e supportate da capitale di rischio, 4.3 Miliardi di $ nel solo 2015, ovviamente non tutti impegnati nel settore della cura del cancro,  provenienti dagli imprenditori e aziende di venture capital del settore delle tecnologie digitali. Il motivo di questo accelerato interesse dipende da due fattori: il primo è legato al valore della spesa nella salute negli USA: 18% del PIL, quindi gli imprenditori vedono una grande opportunità in questo grossa fetta di “mercato”. Il secondo fattore è legato ad aspetti di coinvolgimento personale diretto da parte di alcune di questi imprenditori o alla consolidata prassi nella cultura americana di promuovere azioni filantropiche da parte di persone con grossi patrimoni attraverso importanti donazioni di denaro nel campo della ricerca medica. Il primo clamoroso esempio  è stato  la donazione di 250 milioni di $ a 6 centri per la ricerca immunologica nelle malattie del cancro da parte di Jean Parker, fondatore di Napster e presidente di Facebook.  Nel Settembre 2016 Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, e la moglie Priscilla Chan hanno annunciato una donazione di 3 Miliardi di $ per la cura delle malattie più gravi tra le quali il tumore. 600 milioni di $ di questo fondo verrano destinati alla creazione uno sforzo congiunto tra scienziati e ingegneri delle University of California, San Francisco, the University of California, Berkeley, and Stanford University. Il nuovo campus verrà chiamato BioHub. È difficilissimo prevedere se questo filone di ricerca aggiuntivo produrrà dei risultati in termini di cura del cancro. È molto verosimile che comunque tutte queste iniziative avranno un impatto positivo in termini di nuovi strumenti concettuali di analisi e diagnostici.

Di seguito vengono elencate alcune aree di ricerca medica senza entrare nel dettaglio. Lo scopo principale è quello evidenziare alcune aree di ricerca condotte essenzialmente nei laboratori medici o centri di ricerca pubblici e privati che potrebbero  dar luogo a qualche importante risultato negli anni a venire.

 

Aree di ricerca in ambito medico

Screening

Ricercatori e medici stanno cercando di capire gli elementi che possono portare ad una diagnosi precoce del tumore del pancreas identificando quelle persone che hanno un profilo di familiarità con la malattia, ad esempio persone che hanno in famiglia dei casi di infiammazione del pancreas, pancreatica ereditaria, hanno una maggiore probabilità di contrarre la malattia. Da tener presente che solo il 10% dei casi di tumore del pancreas sono ereditari

Biopsie liquide

Un’area di ricerca molto attiva è quella delle biopsie liquide dove attraverso il prelievo di un campione del sangue capire se ci sono degli indicatori che possono segnalare uno stadio molto precoce della malattia. In particolare alcuni di questi tipi di biopsie liquide cercano la presenza del KRAS, mutazione genetica tipica del tumore del pancreas. Questa mutazione peraltro è nota per essere difficilmente druggable, difficilmente aggredibile dai farmaci. Ovviamente ci sono punti di vista molto critici a riguardo delle biopsie liquide portando come riferimento negativo le equivalenti analisi per il seno e la prostata.

Immunoterapia

L’impatto curativo del sistema immunitario è noto da moltissimo tempo.

Negli ultimi anni si stanno sperimentando farmaci che riattivano il sistema immunitario del corpo che in una prima fase è stato deattivato dalle cellule tumorali. In alcuni casi questi farmaci vengono coniugati con un farmaco chemioterapico o a materiale radioattivo. In alcuni casi invece si provvede a introdurre nel corpo delle proteine costruite dall’uomo  che mimano il comportamento del nostro sistema immunitario.

Checkpoint inhibitors, inibitori dei punti di controllo, è probabilmente il termine più in voga al momento. Essi sono degli anticorpi monoclonali che rimuovono il freno del sistema immunitario ingannevolmente attivato dalle cellule tumorali per consentirgli di rispondere all’attacco della malattia.

Un importante tipo di cellulla immunoterapica è la T-Cell, un checkpoint inhibitor che può far rilasciare i freni del sistema immunoterapico che può generare le opportune misure per combattere le cellule tumorali.

Checkpoint inhibitors funzionano meglio in quei tumori che naturalmente inducono a una risposta delle T-cell. Alcuni tumori rispondono meglio a questa cura: Ad esempio nel caso del melanoma le T-cell sono abbondanti e questo tumore risponde bene ai checkpoint inhibitors.

Ma in diversi tumori solidi incluso quello pancreatico le T-cell sono scarse. Quindi i checkpoint inhibitors funzionano quando le T-cell sono già infiltrate nel tessuto tumorale. Al tumore pancreatico manca questa attivazione iniziale per cui bisogna indurre prima le T-Cell per aggredire il tumore. Attualmente ci sono delle sperimentazioni cliniche negli USA dove viene utilizzato un farmaco, GVAX Pancreas, che serve a introdurre le T-cell nel pancreas  e attivare il processo. A questo punto dei farmaci quali il pembrolizumab (nome commerciale: Keytruda) e ipilimumab (nome commerciale: Yervoy) possono essere somministrati per tentare di distruggere le cellule tumorali. Al momento non ci sono risultati definitivi e siamo solo all’inizio delle sperimentazioni.