Tumore del Pancreas e Biologia Molecolare

Due i punti chiave  emersi nelle discussioni durante l’incontro pazienti medici del 16 Novembre a Bologna in occasione della Giornata Mondiale del Tumore del Pancreas: il ruolo chiave della comprensione della biologia del tumore del pancreas nella scelta del percorso di cura e l’importanza della ‘nuova’ figura dell’anatomo-patologo molecolare. Nell’immaginario generale dei pazienti e dei familiari e nella convinzione della stragrande maggioranza dei medici la chirurgia rappresenta lo strumento fondamentale per la cura definitiva del tumore del pancreas. Non è casuale a che a fronte del solo sospetto di una diagnosi di tumore del pancreas, metastatico o non, pazienti e familiari partano alla ricerca del chirurgo di riferimento. La messa in discussione del credo: chirurgia = guarigione,  è stato uno dei temi più importanti della discussione.

 

Ma siamo sicuri che chirurgia = guarigione?

C’è stato un filo conduttore che ha caratterizzato i diversi interventi a cui, soprattutto come pazienti e familiari, non si pensa di primo acchito quando si valutano gli impatti di una potenziale cura: la comprensione della biologia del tumore pancreas. Cosa intendiamo per biologia di un tumore?Ognuno di noi è diverso ed tutti abbiamo la  nostra specificità  frutto di un insieme unico di istruzioni contenute nei geni. Allo stesso modo anche i tumori sono diversi l’uno dall’altro e sono un insieme specifico di alterazioni della struttura e della funzione di geni e proteine che provocano una crescita di una specifica cellula. Per capire l’impatto potenziale che tutto ciò può avere sulla cura del tumore al pancreas basta pensare alla rivoluzione che ha portato la diagnosi molecolare in altre patologie, dal tumore al seno alla leucemia mieloide cronica per citarne alcune..Il primo messaggio importante in tale senso è stato dato dall’oncologo  Michele Reni, San Raffaele: la necessità di cambiare la prospettiva anche nella comunicazione intorno al tumore del pancreas. I percorsi e le indicazioni di cura   del tumore del pancreas sono imperniate intorno alla classificazione:

  • resecabile
  • borderline resecabile
  • non resecabile

tipica della chirurgia alla quale viene data una valenza risolutoria nella cura della malattia. Il punto di vista di Reni è stato chiaro: il tumore del pancreas è l’unica patologia in cui si usa una classificazione basata sulla chirurgia e, affermazione dirompente nella cultura corrente, l’equazione chirurgia uguale guarigione non è supporta da evidenze. La chirurgia  è uno strumento prezioso ma non determinante. Perché questa è un’affermazione così dirompente rispetto all’attuale cultura della comunità medici-pazienti-familiari? Perché come pazienti e familiari siamo portati a credere nelle valutazioni  che le dimensioni del tumore e la mancanza di metastasi visibili siano l’indicazione per un intervento. L’evidenza dei casi clinici ci dice invece che  non sono le dimensioni del tumore  o quanto il tumore abbia intaccato i vasi a determinare il corso della malattia ma bensì la biologia del tumore unica per ogni paziente: ci sono pazienti operati con tumori relativamente piccoli che ci lasciano a pochi mesi dall’intervento mentre altri pazienti con tumori non resecabili che vivono per anni. E per tutto ciò ad oggi non abbiamo spiegazioni soddisfacenti. Spiacevole da dire per medici e ricercatori, spiacevolissimo da sentire da parte di pazienti e familiari, realistico alla prova delle evidenze cliniche.

 

L’ Anatomo-Patologo Molecolare: una figura di estremo rilievo

Nel corso della discussione c’è stato un intervento di una anatomo-patologa dal pubblico, Donatella Santini, S.Orsola. L’anatomo-patologo, nei pochi casi in cui il pazienti e familiari ne conoscono funzioni e competenze, è già oggi una figura chiave  nella squadra medica a supporto del paziente. È il medico o il biologo che sulla base dei materiali prelevati durante un agoaspirato, una biopsia o durante l’intervento di asportazione di un tumore esegue l’analisi delle cellule o del tessuto su base morfologica, ovvero sulla base della conformazione delle cellule o dei tessuti prelevati. Oggi non c’è consapevolezza di un fatto: l’unicità della biologia di ogni paziente renderà il ruolo dell’anatomo-patologo sempre più rilevante nella definizione del percorso di cura. Santini ha raccontato anche come nella sua esperienza  con la diagnosi e la stadiazione del tumore del pancreas  ha trovato non poche  difficoltà nel convincere i suoi interlocutori che sulla base di quanto osservava nei tessuti prelevati non esistesse un  solo tumore del pancreas. La disponibilità di strumentazione sempre più sofisticata e meno costosa  per la  sequenziamento del genoma dei tessuti del tumore e l’evoluzione delle competenze  dell’anatomo-patologo tradizionale  permetteranno di profilare la malattia a livello molecolare in modo sempre più preciso. Quindi prepariamoci a dover chiedere ai centri  di cura non solo il nome del chirurgo o dell’oncologo ma se hanno a disposizione strumenti e anatomo-patologi in grado di lavorare non solo a livello morfologico ma anche su quello molecolare.

 

Macchina per il sequenziamento genomico

Macchina per il sequenziamento genomico

 

Immunoterapia e biologia molecolare

L’intervento successivo dell’oncologo Stefano Cascinu, Azienda Ospedaliera  Universitaria di Modena, non ha fatto altro che riprendere i due precedenti interventi e ribadire il ruolo rilevante dell’anatomo-patologo nel guidare la squadra   medica. Parlando di immunoterapia ha infatti affermato che se oggi curassimo tutti i pazienti di tumore del pancreas con farmaci immunoterapici otterremo pochi e deludenti risultati. Mentre invece esiste una percentuale di pazienti, circa il 2%, che sulla base dei risultati della profilazione genomica del patologo molecolare, non dell’anatomo-patologo, potranno beneficiare di cure immunoterapiche appropriate. Non è casuale che Cascinu abbia espressamente menzionato la figura dell’anatomo patologo molecolare a ribadìre il nuovo ruolo che deve avere la figura tradizionale dell’anatomo-patologo. Ovviamente questa figura giocherà un ruolo chiave nella squadra: oncologo, chirurgo, radiologo, medico nucleare, …che dovranno  “parlarsi” su basi biologiche e non di resecabilità chirurgica per poter dare a ciascun paziente il percorso di cura che più gli si addice.

 

Biologia Molecolare e ricerca

Bisogna anche dire in maniera chiara che ad oggi siamo agli albori di questa rivoluzione che a qualcuno potrà suonare finanche illusoria perché non abbiamo immediatamente disponibile una correlazione tra profilazione molecolare e cura. Gli interventi dei  ricercatori Vincenzo Corbo, Università di Verona, e Niccola Funel, Azienda Ospedaliera  Universitaria di Pisa, hanno ripreso questi temi di discussione ponendo l’accento sulla necessità di un lavoro di squadra tra ricercatori e clinici, medici che lavorano in ospedale, e la necessità di finanziare la ricerca per accelerare l’avanzamento delle conoscenze biologiche e di nuovi farmaci. Gli organoidi, strutture cellulari tridimensionali che vogliono mimare i tumori veri e propri e permettono di superare alcuni dei limiti dei modelli cellulari usati normalmente nei laboratori, di cui ha parlato Corbo offrono delle prospettive interessanti per meglio testare l’effetto di nuove molecole farmacologiche all’interno di un ambiente che meglio replica l’ambiente reale del tumore nel corpo umano.

Tutti i video delle varie sessioni  dell’evento del 16 Novembre  sono disponibili all’indirizzo: http://bit.ly/2i5EF7Z

 

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