15 anni convissuti con un tumore al pancreas.

Claudio Raffaeli rappresenta l’essenza dei marchigiani: poche chiacchere, tanta determinazione e focalizzazione sugli obiettivi che vuole raggiungere. Caratteristiche che emergono in maniera ancora più forte nelle sfide che il caso gli ha posto di fronte con alcuni problemi di salute: un tumore al pancreas ed una leucemia mieloide cronica. Un esempio per tutti a non abbattarsi di fronte alle ineludibili difficoltà a cui si va incontro di fronte ad una diagnosi di tumore al pancreas.

Come hai scoperto di avere un tumore al pancreas?

A inizio dicembre del 2004 sento che c’è qualcosa che non andava a livello addominale ma sapevo di avere calcoli alla colecisti. Pur essendo un operaio metalmeccanico, mi ha sempre appassionato il funzionamento del corpo e spesso mi sono impegnato in letture riguardanti la medicina; niente di impegnativo: materiali e informazioni che si trovano nelle riviste o sulle rubriche dei quotidiani. In ogni caso avevo intuito che qualcosa non andava e pensavo che fosse qualcosa a livello epatico. Finché un giorno si manifestano feci bianche e urine scure. Essendo un donatore AVIS mi sono recato presso il centro trasfusionale e mi sono sottoposto a esami ematici urgenti. Risultato: bilirubina alta più altri valori riferiti all’attività epatica fuori dalla norma. A quel punto immediata ecografia alla colecisti dalla quale si vede una cisti che comprime il coledoco e che impedisce il normale flusso della bile. Dall’ecografia son subito passato ad una TAC la cui diagnosi ipotizzava un probabile tumore alla testa del pancreas, confermato alla fine dalla successiva risonanza magnetica. Dopo pochi giorni mi è stato posizionato stent biliare per favorire il deflusso regolare della bilirubina.

Qual è stata la diagnosi?

Adenocarcinoma alla testa del pancreas.

Come ti è stata comunicata la diagnosi?

In realtà non c’è stato bisogno della comunicazione ufficilae in quanto lo avevo capito. Ho preteso che mi dicessero la verità e mi sono letto tutti i referti. Mi sono recato presso l’oncologia di Jesi, Ancona, dove sono stato preso in carico da una giovanissima oncologa, Giusi Giacomini, che era da poco tornata da un percorso di studio presso la clinica dell’Università di Verona. Questo incontro probabilmente è stata la mia fortuna. La dott.ssa Giacomini mi ha accompagnato durante tutto il mio percorso di cura, pianificandomi tutto: visite presso specialisti, ricoveri, tutto!

Claudio raffaeli

Qual è stato il percorso di cura?

Il 27 Dicembre 2004 sono stato ricoverato a Verona, sottoposto a biopsia e asportazione della colecisti per via laparoscopica. Questo intervento ha avuto delle complicazioni post operatorie per via di un sanguinamento del letto epatico. Dopo otto ore sono stato quindi riportato in sala operatoria e sottoposto a pulizia e tamponamento del letto epatico  sempre per via laparoscopica. Successivamente 6 gg dopo, forse per lo stress, ho avuto una grave emorragia al duodeno (emoglobina 5.5 pressione arteriosa 70/50 ), trattata per via endoscopica (EGDScopia) e superata grazie al posizionamento di clips metalliche. A Verona mi è stata confermata la diagnosi di tumore alla testa del pancreas, dichiarandolo inoperabile per una probabile infiltrazione della vena mesenterica superiore. A questo punto mi è stata consigliato di iniziare il percorso di cura chemioterapico utilizzando lo schema schema GEMOX, gemcitablina più oxiloplatino. Successivamente ho effettuato una PET/TC con FDG che ha escluso metastasi a distanza. Di seguito ho effettuato 9 cicli di chemio al termine dei quali la PET/TC e salla TAC è risultata una riduzione della massa tumorale. Ritornato per una rivalutazione a Verona, mi viene confermata l’inoperabilità, e mi è stata consigliata la radioterapia associata alla chemio in infusione continua. A Settembre del 2005 ho effettuato una nuova rivalutazione con sempre la solita sentenza: inoperabile! (qui voglio spezzare una lancia: io sono arrivato a Verona con le immagini di una TAC eseguita con un macchinario obsoleto, o comunque datato; in quelle immagini, mi è stato spiegato, la sezione della mia vena mesenterica veniva evidenziata in una forma molto ovalizzata, un’ovalizzazione probabilmente dovuta a un difetto congenito. Questa visualizzazione però ha indotto a pensare ad una infiltrazione dei vasi da parte del tumore, da qui la valutazione di inoperabilità!)

Dopo quest’ultima visita a Verona, per le ripetute insistenze della mia oncologa, abbiamo contattato insieme il Prof. Riccardo Casadei al Sant’Orsola di Bologna per un consulto. Intanto erano già passati 10 mesi dalla diagnosi. Quando Casadei mi ha visitato si è stupito del mio stato di forma fisica – io ancora stavo bene! Si è consultato seduta stante con un suo collega oncologo e mi ha invitato a sottopormi immediatamente a una nuova TAC. Esaminati i risultati insieme al suo collega radiologo, ha messo in discussione, quasi escludendola, l’infiltrazione del tumore della vena mesenterica, arrivando a vedere  un lievissimo spazio tra il tumore e il vaso. Questa circostanza, secondo il suo parere, deponeva a favore di un immediato intervento chirurgico. Dopo pochi giorni, il 19 ottobre 2005, mi sottoposto all’intervento di resezione del tumore alla testa del pancreas. Un intervento in cui sono riusciti a fare una resezione completa della massa tumorale. Il successivo esame citologico escludeva la presenza di cellule cancerogene in 20 dei 21 linfonodi esaminati. Due mesi dopo l’intervento ho eseguito altri 6 cicli di chemio.

Oggi, a distanza di  quasi 15 anni, cosa ci puoi dire?

Eccomi qua ancora vivo, anche se nel frattempo mi trovo costretto a gestire un problema di glicemia alta. Probabilmente le tante chemio e la radio fatte sono state la causa scatenante di una leucemia mieloide cronica, fortunatamente tenuta sotto controllo in modo egregio da una terapia farmacologica. Poi da un paio di anni anche il mio cuore ha avuto qualche problema elettrico, ogni tanto si ferma, nonostante sia sanissimo, almeno cosi sembra. Un pacemaker si fa carico del compito di tenre il mio cuore tenuto al ritmo giusto.

Cosa posso dire? Sono stato curato con capacità, ma anche con grandissima umanità, di questo sono grato a tutti. In questi anni ho incontrato solo persone fantastiche a Jesi, ad Ancona, a Verona e a Bologna. Tutte queste persone, medici e infermieri, fanno tutte onore alla tanto bistrattata sanità italiana. Un apprezzamento particolare va al Prof. Riccardo Casadei ed a chi mi ha preso per mano fin dal principio di questo faticoso percorso, la Dott.ssa Giacomini Giusi , che dopo tanti anni di frequentazione è diventata una carissima amica!

Un abbraccio a tutti, pazienti, ex pazienti, familiari e amici!

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